Comunicare salute (mentale): Progetti, panico, ironia.

Soffro di attacchi di panico, da mesi, tanti mesi che uno dopo l’altro sono diventati anni.

Sicuramente c’è qualcosa di sbagliato, non tanto nella mia vita, ma nel mio approccio ad essa. Ma io non sono malata, ed è per questo che ho deciso. Ho deciso di scrivere un libro, perché i libri li può scrivere chiunque abbia qualcosa di sensato da dire.

Da quando ho iniziato ad avvertire questo disagio, a fare fatica persino a spostarmi in auto, ho voluto anche  documentarmi. Purtroppo con mia grande sorpresa ho scoperto che la maggior parte dei testi dedicati a questo argomento sono di una tragicità da opera greca e presentano quelle copertine stile Urlo di Munch che per chi sta attraversando un certo momento, non sono di certo confortanti.

In un primo momento ho pensato che la mia vita probabilmente non sarebbe stata più la stessa, che nel mio cervello stesse scoppiando una guerra senza tempo mentre il resto del mondo se ne stava tranquillo ed inconsapevole a guardare. Poi però, una volta diventata inevitabilmente la miglior vittima di me stessa ho dovuto scegliere. E le strade erano due. Reagire o agire. Reagire non funziona mai, lo si fa sempre nel modo sbagliato, si combatte credendo di essere più forti, non lo siamo, non lo siete. Ecco io dopo un’accurata battaglia contro i mulini a vento ho deciso di fregare il mio cervello ed agire.

Come? 

Con un progetto. E questo progetto si chiamerà “Panicomico”. Sarà una rivisitazione in chiave comica del panico, perché chi ha questo problema sa bene che quando l’attacco arriva è un po’ come il cagotto.. inaspettato, accade sempre nei momenti peggiori ed impossibile da ignorare/debellare! Ho vissuto scene che sul momento sembravano gli ultimi attimi della mia vita, ma quando le racconto a me stessa e agli altri, rido. Perché quando il panico arriva siamo fragili come bambini e facciamo cose davvero assurde. Ma che fanno ridere; scappare da tutto e da tutti con una velocità che neanche Bolt sarebbe in grado, portare litri d’acqua in borsa per non rischiare il soffocamento, piangere, ridere, nascondersi.

Per questo io ho deciso di riportare e scrivere racconti e bizzarrie per aiutare chi come me, ha iniziato a leggere tomi di psicologia contando le ore che lo avvicinavano alla follia. Ora chiedo a voi, a chi ha sofferto/soffre di questa “patologia” di mandarmi  episodi, testimonianze che raccoglierò nel mio libro a eleonoragiunchi@gmail.com

Perché prendersi troppo sul serio non aiuta, riderne forse sì. 

E allora, mettiamoci un bel sorriso sopra.Cleveland-ridere-malattie-cardiache