La scoreggia è virale.

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Salve. Avete appena aperto il mio blog per leggere questo articolo, ma vi siete chiesti come mai? Sono sicura che lo avete fatto perché nel titolo ho usato la parola scoreggia. Non me ne vogliano gli amanti del bon ton ma grazie a questa parola, molti di voi hanno aperto il post per leggervi il contenuto. Un po’ per curiosità, un po’ perché il titolo vi faceva sorridere o inorridire. Vi argomento subito questo pensiero. Se avessi scritto “che cos’è la viralità”  per esempio, in molti non mi avreste minimamente calcolata.

E la viralità è proprio questo.

Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione. Come un virus, l’idea che può rivelarsi interessante per un utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del “passaparola”, la conoscenza dell’idea. (fonte: wikipedia)

I contenuti leggeri, magari divertenti sono di facile presa per gli utenti. Non tutti hanno voglia di leggere tomi teoretici dopo una giornata di lavoro. La voglia di ridere, magari con una stupidaggine, invece, non manca mai. Più una cosa è genuina (come una scoreggia), più sarà facilmente condivisibile.

Niente di troppo prolisso, la scoreggia è veloce e immediata, ad effetto. Una frase, un’immagine accompagnata da un copy originale o un video di 30 secondi sono più adatti ad essere virali.

La viralità si espande tra membri di uno stesso gruppo, persone che condividono interessi simili ne saranno colpiti con più facilità.

Altro fattore da non sottovalutare è l’immedesimazione. L’idea di poterci immedesimare in un determinato contesto favorisce la condivisione di un contenuto. In un’ intervista Mirco Pallera di Ninja Marketing ci dice che i gattini tanto condivisi ricordano un po’ l’aspetto giocoso della nostra infanzia e ne sono l’archetipo.

Ed ora osservate i video che sono divenuti virali nel giro di poco tempo. Sono talvolta geniali, ma spesso ironici, divertenti, anche stupidi.

So che il paragone che ho usato può essere visto come scurrile, molto poco professionale o vergognoso dai più. Non fatevi ingannare da questo, ma meditate piuttosto sulla domanda: perché l’avete letto? E la risposta è tutta racchiusa in quel titolo.