La Grande Bellezza: un genio incompreso

La grande bellezzaLa Grande Bellezza, reduce da una notte degli Oscar di tutto rispetto ed una prima visione su Canale 5, ha letteralmente diviso la popolazione in varie categorie: chi l’ha amato, chi l’ha odiato, chi l’ha odiato perché non ha capito una mazza, chi ha odiato chi invece l’ha capito, chi l’ha amato ed ha odiato chi l’ha disprezzato, chi si è sentito ignorante, chi si è sentito un genio bohémienne, chi ha solo bla bla bla (cit.).

Ebbene io faccio parte sicuramente della prima categoria. Ah ed ovviamente anche di chi si è sentito un genio bohémienne :). Perché per guardare “La Grande Bellezza” di Sorrentino bisogna fare uno sforzo non indifferente, bisogna guardare oltre. Oltre al titolo, oltre all’apparenza, oltre ai luoghi comuni, oltre alla trama che in molti non hanno trovato. Una cosa che forse non siamo più abituati a fare. E non bisogna perdersene nemmeno una scena. Perciò se durante il film siete andati in bagno, ecco forse è per quello che non avete capito.

Spesso sembra che per cogliere qualcosa lo si debba leggere chiaramente tra le battute degli attori o le immagini esplicite, ma nel film di Sorrentino non compare nulla di tutto questo. Ogni dettaglio però scivola via delicatamente, osservato con attenzione da Jep Gambardella uomo favoloso ed arrogante dotato di una rara profondità.

Il linguaggio usato è la parodia dello stesso. La terminologia nelle varie sequenze di dialogo (che ho sentito da molti chiamare “radical chic”) viene presa in giro nell’intricato ingarbugliarsi di discussioni e legami tra i vari personaggi.

C’è tutto ciò che di più attuale abbiamo al mondo: il vuoto, la vita, la morte, l’arte, la sofferenza, la malattia, l’invalidità, la droga, il sesso, la consapevolezza, l’inconsapevolezza, il potere, i soldi, la redenzione, la decadenza. Ma manca la comprensione delle cose (e lo conferma pure il fatto che in molti non l’abbiano capito), solo Jep osserva e comprende. Jep sceglie di essere ligio al suo destino, alla sua anima dannata, alla sensibilità che nasconde dietro le persone di cui si circonda.

Siamo abituati ad un mondo fatto di cose che non osserviamo. Ogni scena è un insieme di dettagli che all’apparenza possono non significare nulla. Ma fermatevi ad osservare. Io ho provato ad assaporare i dettagli, a spezzare l’idea di una banale trama ed ho lasciato che la mia mente si inebriasse di pensieri (e la mia vescica esplodesse!).

Perché “La Grande Bellezza” sono i dettagli. Forse perché la vita stessa è fatta di dettagli, di momenti, di attimi sconnessi e di cose non capite.

E come il finale ci suggerisce (lo ammetto mi sono commossa) è nascosto tutto sotto il bla bla bla… Prima però c’è stata la vita.

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3 thoughts on “La Grande Bellezza: un genio incompreso

  1. ehi.
    è da un po’ che seguo, saltuariamente, il tuo blog (merito di vetrine d’eccezione).

    La Grande Bellezza è piaciuto molto anche a me e ho discusso con gli amici una critica ragionata che credo ti piacerebbe.
    A presto

    And

    • Ciao Andrea, purtroppo non scrivo molto, ma sapere che qualcuno mi ha letto è sempre un piacere, malgrado le vetrine d’eccezione…(se posso, a chi ti riferivi?)

      Adesso però mi hai messo la pulce nell’orecchio e aspetto di sapere su che cosa hai ragionato col tuo gruppo di amici!

      A presto allora..
      Eleonora

  2. AAAH
    ho trascurato il tuo blog per questi ultimi mesi (ma anche tu mi pare non ci abbia scritto molto. ahi).

    la vetrina d’eccezione credo fosse quella di Giovanna Cosenza (con cui potrei polemizzare fino alla fine del tempo, credo).

    La Grande Bellezza a cui si riferisce il titolo è ovviamente quella della vita, e per essere grande deve comprendere anche l’orrore e quelle che potrebbero sembrare brutture.
    Lo sguardo estetizzante di Sorrentino è il solo che può oggi trovare questa bellezza e mostrarla al pubblico anche negli aspetti più scabrosi della vita, nella morte, nel dolore, in una festa pacchiana, in una artista farlocca, in tutte le nostre piccole mancanze, nel rimpianto feroce per il passare del tempo, inesorabile.
    E questo è il secondo fulcro ‘significativo’ del film: la nostalgia e il ritorno alle origini, il fatto che la vera natura di una persona può risiedere solo nel suo passato, a cui bisogna ritornare se si aspira a un minimo di conforto dalla vacuità del mondo (cfr. a ritroso il protagonista, la santa e le sue radici, la nobile decaduta che si riascolta la storia della propria infanzia, il migliore amico del protagonista, ecc…)

    altri condimenti ai piatti principali sono la critica feroce alla chiesa (feroce!!!), l’ironia di Jep, un certo registro alto (Jep ancora), la mia mancanza di idee in questo momento, un certo vuoto mentale, e, hum, beh, qualcosa che mi verrà in mente dopo.

    Spero avremo modo di riprendere comunque il discorso (sono curioso di sentire i tuoi pareri).
    Se hai tempo e voglia passa a trovarmi su andreataglio wordpress!

    ciao

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