Analfabeti digitali.

Rapporto-Ocse-sull-analfabetismo-digitale-lItalia-e-ancora-il-Paese-di-Gogol-638x425

Questo è un post che gradirebbe particolarmente mia nonna, anche se probabilmente, se possedesse (e sapesse utilizzare) un IPad, uno smartphone o più semplicemente un computer, mi accuserebbe di essere antica.

Di cosa sto parlando? Di alienazione. Alienazione da condivisione, da social media, da web. E tutti coloro che ne soffrono terribilmente (me compresa), ne sono (forse?) inconsapevoli.

Ad un amico che fa il copy e non ha lasciato nessuna traccia di sé sul web è stato detto: “tu non esisti”. Ma è davvero così? Il web ha davvero iniziato ad essere una piccola parte dell’essenza di una persona? Possiamo azzardare a dire che chi non sa utilizzarlo oggi è considerato ad un passo dall’analfabetismo? Una provocazione forte la mia, ma mi piacerebbe sapere da voi (miei pochi, ma buoni lettori), quanto pensate influisca quello che ho sentito definire “analfabetismo digitale”.

Osservo molte persone che non sono nate col web, alcune delle quali lo ripudiano, alcune si sentono inutili di fronte a tanta potenza. Ritorna alla mente la mia bisnonna che firmava con una “x”, che sapeva scrivere quattro parole e si vergognava perché non riusciva a leggere. Siamo ancora di fronte ad un fenomeno di emarginazione per chi “non mastica” il linguaggio che cancella le distanze?

Ciò che da brava nostalgica (e anche un po’ paranoica) temo, è che si diventi schiavi del mezzo. Anche perché non raccontiamocela, uno dei favoriti lati di Facebook/Twitter e soci è spiare ciò che fa il tuo vicino di casa, il tuo collega, la ragazza bellissima che l’unica cosa che può darti è un due di picche. Per i più egocentrici invece è una piccola finestra dove potersi fare adulare, commentare, condividere. Così si accontentano un po’ tutti.

Perché i social hanno esattamente colto l’essenza più intima dell’uomo. Ne hanno colto la competizione, la curiosità, l’ adulazione, ma soprattutto l’ego, talvolta smisurato.

Advertisements