A noi il maschio piace latino…forse!

Il maschio latino, bello, mediterraneo e che non deve chiedere mai. Il maschio italiano.

Gli uomini saranno ben compiaciuti di questa definizione, le donne leggeranno con un’espressione perplessa, ma la verità è che l’immaginario antico dell’essere uomo nel nostro paese è questo, ben lontano da quella che purtroppo è la realtà. Come ben sappiamo infatti il maschio latino e caliente tanto osannato è lo stesso che mette i calzini di spugna con le scarpe da sera, lo stesso che fa le puzzette sotto le lenzuola e ti sorride compiaciuto, lo stesso che non riesce a centrare la tavoletta del water e tu ti ci siedi subito dopo imprecando. È quello che non deve chiedere mai, appunto, perché tanto sa che la risposta sarà negativa. Ma che cosa ha contribuito a rafforzare questa immagine di mascolinità italiana? La cultura, la società e last but not least i MEDIA.

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Ebbene facciamo una piccola analisi delle ultime pubblicità delle grandi firme. Sansoni muscolosi unti e depilati che escono aggraziati dall’acqua, con quei loro costumini succinti. Ecco i costumini succinti, altra piccola parentesi che vorrei aprire. Quei costumini lì, poi, te li ripropongono in spiaggia i maschi come dire “più nostrani”, il che non è proprio la stessa cosa. Ma i media li hanno rivoluzionati i nostri uomini italiani, ovviamente non faccio di tutta l’erba un fascio, c’è ancora chi odora di fritto, sputa per terra e si mette la mano tra mutanda e pantalone per una grattata alle natiche. Ma come mai questo cambiamento ha generato tante perplessità? 

 Il genere può essere dunque considerato una sorta di specchio della realtà che ci circonda? Dell’evoluzione di una società dal punto di vista culturale, sociale, politico?Il genere, ovvero l’essere uomo o l’essere donna è qualcosa che apprendiamo dalla cultura di appartenenza sin dalla nascita. Un qualcosa di parzialmente innato, che può cambiare nelle sue sfumature a seconda dell’educazione con cui siamo cresciuti. La genetica, dunque c’entra solo fino ad un certo punto. Ma che cosa significa comportarsi da uomo o comportarsi da donna? In relazione a quali eventi emergono le caratteristiche dell’uno e dell’altro sesso, ma soprattutto esistono davvero queste caratteristiche o è la società che ha plasmato un immagine per l’uomo ed una per la donna? 

Mi piacerebbe approfondire questi aspetti in particolare dal punto di vista mass-mediatico/pubblicitario perché trovo che alcuni spunti siano particolarmente significativi. Basti infatti osservare in maniera attenta gli stimoli ai quali siamo quotidianamente esposti. La televisione per esempio. Essendo un oggetto di così facile fruizione è sicuramente responsabile di veicolare una miriade di classificazioni di genere. Che TUTTI assimilano, nella maggioranza dei casi senza dare un significato preciso al flusso continuo di immagini, ma comunque ASSIMILANDOLE. 

Non solo pubblicità, ma anche la cinematografia, le fiction, i talk show, sono spesso creati su misura d’uomo/di donna ed associati ad una visione arcaica della società. Basti pensare ai classici binomi donna/cura della casa, uomo/lavoro. Questo di certo non contribuisce ad uno spostamento dell’ottica con cui ancora oggi la maggior parte delle persone si rapporta alle cose. Creando, inevitabilmente, una sorta di fossilizzazione a questo modello. Un modello che non ci fa crescere ma che viene evidentemente accettato. Chiaro dunque come i media possano attuare dei processi che si radicano nella nostra cultura.

E così hanno anche contribuito a creare la figura del maschio latino, legittimandone gli atteggiamenti, gli usi e i costumi. Io mi sento di dare un consiglio al nostro maschio latino, a volte chiedere non guasterebbe. Altrimenti le donne prima e le pubblicità poi, si orienteranno verso un altro tipo di mascolinità. (Vedi sotto..)

La pubblicità che ci fa invecchiare.

Ho 27 anni e sono ancora salva. A 30 anni dovrò iniziare a farmi qualche domanda riguardo il tempo che passa. A 40 sarò una donna che sta maturando in balia di un orologio che fa tic tac. A 50 sarà lì, dietro l’angolo ad aspettarmi. Lui, l’invecchiamento.

Questa introduzione sembra essere provocatoria, in realtà, se provate a soffermarvi e riflettere non è altro che lo specchio di ciò cui quotidianamente siamo esposti, in particolare dal punto di vista mediatico. Fosse solo questo il problema basterebbe spegnere la televisione, ignorare gli spot sui giornali ed opporsi ad una visione così drastica di un processo assolutamente naturale. Dice Lorella Zanardo, ideatrice dell’illuminante documentario “Il corpo delle donne”: la pressione mediatica su noi donne è enorme, da parte di televisione, stampa e ancor più da parte delle affissioni che rappresentano il messaggio più invasivo. Perché puoi decidere di non guardare la tv, di non comprare riviste, non andare al cinema. Ma non puoi decidere di non camminare per strada dove campeggiano le affissioni con i loro messaggi invasivi.

Il punto a nostro sfavore, purtroppo, è che tutto ciò ci condiziona, a tal punto da non accettare più ciò che siamo.

Questi “innocenti”, continui stimoli si radicano nella nostra cultura come un pino silvestre, e provare ad allontanarli sembra diventato quasi impossibile. La non accettazione dell’invecchiamento è un fenomeno prettamente femminile (agli uomini basta farsi un lifting ai testicoli come ha fatto George Clooney), ma una donna con le rughe è davvero meno attraente? In tutto ciò gioca un ruolo fondamentale lo stereotipo, ovvero l’accettazione di un valore da parte della massa, della maggior parte delle persone. Ed i media veicolano gli stereotipi, da sempre, nei secoli dei secoli. Basti pensare alle casalinghe del carosello. E all’uomo figo che invece doveva trovare l’antico vaso. Avventure selvagge per l’uomo, focolare domestico per la donna. Con questo non voglio affatto alimentare un’improduttiva discussione femminista, solo sottolineare quanto intensi e radicati all’interno della società siano i valori veicolati dai media. E la domanda che mi pongo è: sono i media uno specchio della società odierna o è la società ad evolversi e cambiare anche attraverso i media?

Tornando al tema caldo del mio post, le pubblicità che si riferiscono a prodotti contro l’invecchiamento descrivono una donna come “ingabbiata” nella prigione dell’età. Invecchiare diventa un’esperienza di sottrazione, non di arricchimento. Sottrazione di fascino, di seduzione, di bellezza.

Ho condotto una piccola ricerca ultimamente, analizzando alcune tra le più influenti riviste femminili in commercio, soprattutto dal punto di vista del linguaggio usato. La prima considerazione è quella di una connotazione fortemente negativa attribuita allo scorrere del tempo, fateci caso. Vi è un abuso del prefisso “anti”; “antietà”, “antirughe”, “antiage”, sono predominanti. Su un campione di 100 pubblicità questo prefisso compariva ben 170 volte. “Anti” è qualcosa che dovremmo combattere, ma perché dovremmo metterci a combattere contro il tempo? Difficile? No, impossibile! Il modello da seguire è quello di una donna che non si rassegna al tempo, ma lo combatte come fosse una malattia, divenendo inevitabilmente schiava di questa battaglia.

Disse Sophia Loren: “C’è una fonte della giovinezza: è nella tua mente, nei tuoi talenti, nella creatività che porti nella vita. Quando imparerai ad attingere a questa sorgente, avrai davvero sconfitto l’età. E quando inizieremo con le rughe, i segni del tempo e per salutare qualcuno tutta la pelle farà la samba sotto al nostro braccio, smettiamo di pensare di essere flaccide come un creme caramel. Il creme caramel, sarà flaccido, ma resta pur sempre delizioso.  Continue reading

Progetti futuri.

Inizio oggi in questa avventura che spero possa sfociare in qualcosa di produttivo per me e per i miei ipotetici, futuri lettori. Mi chiamo Eleonora, ho attualmente 26 anni e 3/4, romagnola nello spirito e nelle abitudini alimentari. Frequento il corso di Laurea Magistrale in Comunicazione Pubblica e Sociale a Bologna ed ho sempre sviluppato un certo sentimento per tutto ciò che riguarda la comunicazione. 

Comunicazione, sì è di questo che parleremo, comunicazione in tutti i suoi aspetti. Ho pensato e ripensato su cosa poter scrivere senza sfociare nella banalità e, barcamenandomi sui social network, mi sono accorta che di persone che parlano di comunicazione con cognizione di causa ce ne sono tante e sono davvero preparate. Per questo ho deciso anzitutto di ampliare il mio raggio d’azione non ponendomi troppi limiti ma cercando di spaziare nel vasto mondo della comunicazione, ma soprattutto di farlo in modo semplice e diretto, creando spunti di riflessione e perché no di discussione.

Da qui l’idea di chiamare questo blog “Comunicarexpress”. Express in quanto la comunicazione per essere efficace deve essere immediata, chiara, senza filtri.

Per quanto riguarda il progetto, ho deciso anche di prendere spunto dalle lezioni che sto attualmente frequentando. Mi piacerebbe creare una sorta di “università a domicilio”, dove anche chi non è uno studente universitario possa essere messo al corrente di come oggi si comunica e ci si interroga. Questo per non subire tutto ciò che accade, ma per affrontarlo con occhio critico, cercando di costruire attraverso questa nuova visione una nuova identità personale. 

La mia esperienza mi ha insegnato che l’università è anche un momento di crescita collettiva e in questo blog, mi piacerebbe condividerlo con voi.  Continue reading