La Grande Bellezza: un genio incompreso

La grande bellezzaLa Grande Bellezza, reduce da una notte degli Oscar di tutto rispetto ed una prima visione su Canale 5, ha letteralmente diviso la popolazione in varie categorie: chi l’ha amato, chi l’ha odiato, chi l’ha odiato perché non ha capito una mazza, chi ha odiato chi invece l’ha capito, chi l’ha amato ed ha odiato chi l’ha disprezzato, chi si è sentito ignorante, chi si è sentito un genio bohémienne, chi ha solo bla bla bla (cit.). Continue reading

SuperSummit: un primo passo verso la formazione di una carriera sul web

Gli eventi gratuiti che fanno bene alla tua formazione: supersummit

#PlacEvent

di Eleonora Giunchi

Quando ti rendi conto che il web ti appassiona e inizi a riflettere sul fatto che potresti farne una professione, oltre all’entusiasmo iniziale irrompe uno strano senso di spaesamento. Essendo un macrocosmo ormai a portata di chiunque, le motivazioni mi sembrano evidenti. Però, prima di farti prendere da una crisi di nervi, rifletti.

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Ravenna Future Lessons 2013: giovani a confronto col futuro

#PlacEvent

Immaginate due giornate inaspettatamente soleggiate di ottobre, l’elegante sala di un hotel in pieno centro storico a Ravenna, una sala gremita di giovani pronti a prendere appunti sui loro smartphone, tablet, computer portatili. Pensate alla tecnologia ed aggiungete creatività, innovazione, artigianato, turismo e web 2.0.

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Comunicare lavoro: Lavorare gratis? Parliamone.

Lavorare gratis. Alcuni rispondono “perché?”, alcuni rispondono “sei matta?!?!”, alcuni rispondono “tutto fa curriculum” altri invece direttamente non rispondono.

Annosa, dannosa e spinosa è la questione ed in questo post mi piacerebbe affrontarla per capire quando e se sia giusto lavorare senza ricevere un compenso.

Anzitutto la premessa.
Tutto dipende dall’esperienza, purtroppo chi non ha maturato una grande esperienza è disposto anche a scendere a compromessi. E qualsiasi tipo di annuncio lavorativo te la chiede la benedetta esperienza. Ma se nessuno ci da mai la possibilità di costruirla passo passo, come poterla ottenere? La risposta sembra un’incognita pari solo a qualche domanda esistenzialista tipo “da dove veniamo?”, “com’è nata la Terra?”, “che tipo di abbronzante ha usato Roberto Carlino prima di registrare i suoi famosi spot pubblicitari?”

Perchè pagare allora? La mia risposta è molto personale, ma credo possa accomunare molti di voi. Per apprendere nozioni che poi metto in pratica nei miei progetti, di soldi io ne ho spesi un sacco. E non solo. Le notti insonni passate a studiare, i corsi, gli incontri e gli eventi a cui ho partecipato, attacchi d’ansia la mattina degli esami, ore spese a valutare ogni dettaglio. Perché per lavorare bene, nulla dev’essere lasciato al caso. Queste cose forse non vengono mai ben valutate.

Lavorare gratis NO.
Soprattutto in ambiente universitario, si cade spesso nel tranello lavoro per opportunità. Ma soffermiamoci a pensare bene, per un attimo a questo aspetto. Personalmente quando lavoro lo faccio sempre e comunque con grande impegno. Questo mi costa tempo non solo risorse. Anzi, il fatto di non avere avuto esperienza mi rende ancora più meticolosa e desiderosa di fare bene. Pagare meno, magari con un rimborso spese, SI. Non pagare, NO! Ed è colpa non solo di chi lo propone, ma anche di chi lo accetta. Perché tutto questo genera anche un circolo vizioso senza fine (grazie ad Annarita). Ad ogni bene o servizio corrisponde una ricompensa. Un fruttivendolo che non conoscete vi ha mai regalato tutte le sue mele? (Forse quelle marce!)

Lavorare gratis FORSE.
Tuttavia però ci sono occasioni in cui il lavoro senza ricompensa potrebbe anche essere valutato. Se il mio lavoro potesse avere sbocchi futuri, potesse aiutarmi con la mia formazione o la collaborazione con una grossa azienda fosse davvero importante per il mio curriculum allora sì, ma limitatamente. Perché altrimenti il nostro percorso personale perderebbe di valore, come la nostra posizione. Su questo punto mi piacerebbe rimandarvi a questo post (ed alla discussione che ne è scaturita) di Riccardo Esposito.

Lavorare gratis SI.
Mai.

Perché alla fine dei conti “nessun pasto è gratis” e lavorare sul web è una cosa seria. Fatelo presente prima a chi vi propone di collaborare.

E voi cosa ne pensate?

Comunicare salute (mentale): Progetti, panico, ironia.

Soffro di attacchi di panico, da mesi, tanti mesi che uno dopo l’altro sono diventati anni.

Sicuramente c’è qualcosa di sbagliato, non tanto nella mia vita, ma nel mio approccio ad essa. Ma io non sono malata, ed è per questo che ho deciso. Ho deciso di scrivere un libro, perché i libri li può scrivere chiunque abbia qualcosa di sensato da dire.

Da quando ho iniziato ad avvertire questo disagio, a fare fatica persino a spostarmi in auto, ho voluto anche  documentarmi. Purtroppo con mia grande sorpresa ho scoperto che la maggior parte dei testi dedicati a questo argomento sono di una tragicità da opera greca e presentano quelle copertine stile Urlo di Munch che per chi sta attraversando un certo momento, non sono di certo confortanti.

In un primo momento ho pensato che la mia vita probabilmente non sarebbe stata più la stessa, che nel mio cervello stesse scoppiando una guerra senza tempo mentre il resto del mondo se ne stava tranquillo ed inconsapevole a guardare. Poi però, una volta diventata inevitabilmente la miglior vittima di me stessa ho dovuto scegliere. E le strade erano due. Reagire o agire. Reagire non funziona mai, lo si fa sempre nel modo sbagliato, si combatte credendo di essere più forti, non lo siamo, non lo siete. Ecco io dopo un’accurata battaglia contro i mulini a vento ho deciso di fregare il mio cervello ed agire.

Come? 

Con un progetto. E questo progetto si chiamerà “Panicomico”. Sarà una rivisitazione in chiave comica del panico, perché chi ha questo problema sa bene che quando l’attacco arriva è un po’ come il cagotto.. inaspettato, accade sempre nei momenti peggiori ed impossibile da ignorare/debellare! Ho vissuto scene che sul momento sembravano gli ultimi attimi della mia vita, ma quando le racconto a me stessa e agli altri, rido. Perché quando il panico arriva siamo fragili come bambini e facciamo cose davvero assurde. Ma che fanno ridere; scappare da tutto e da tutti con una velocità che neanche Bolt sarebbe in grado, portare litri d’acqua in borsa per non rischiare il soffocamento, piangere, ridere, nascondersi.

Per questo io ho deciso di riportare e scrivere racconti e bizzarrie per aiutare chi come me, ha iniziato a leggere tomi di psicologia contando le ore che lo avvicinavano alla follia. Ora chiedo a voi, a chi ha sofferto/soffre di questa “patologia” di mandarmi  episodi, testimonianze che raccoglierò nel mio libro a eleonoragiunchi@gmail.com

Perché prendersi troppo sul serio non aiuta, riderne forse sì. 

E allora, mettiamoci un bel sorriso sopra.Cleveland-ridere-malattie-cardiache

Comunicare consigli: Qui ed Ora.

Molte lune ormai sono passate dall’ultimo post. Non starò qui ad annoiarvi raccontandovi quanti pezzi da un euro ho venduto nel negozio in cui lavoro. Però ho deciso di scrivere uno di quei post un po’ off topic, una lettura senza troppe pretese, una sorta di “accetta il consiglio” nostrano, un interrogativo con cui probabilmente ci ritroveremo quest’inverno davanti ad una tazza di the bollente. Anzitutto scorrete fino al video che trovate in fondo alla pagina e leggete questo post rilassandovi sulle note di questa ballade.

Il titolo esprime in maniera netta quello di cui vorrei parlare oggi, che c’entra con la comunicazione come i cavoli a merenda, ma fa comunque parte di quell’infinita ricerca sociologico/esistenziale che conduco nella mia testa ormai da anni.

Il qui ed ora. Un modo di vivere, o forse una filosofia, fatto sta che il qui ed ora irrompe nel mio quotidiano ogni qualvolta decido davvero di vivere la mia vita. Mi scontro spesso con credenze popolari, dogmi religiosi, sapienti verità infuse, ma la certezza, quella assoluta, io credo non l’abbia nessuno. Non ancora almeno, magari un giorno ci sarà quell’intuizione, quella scoperta che come il fuoco, la ruota e l’acqua calda, ci cambierà la vita. Ma fino ad allora, fino a quel giorno che forse non sorgerà mai, io ho deciso di accettare di vivere il presente, attimo dopo attimo, in tutte le sue sfaccettature.

Mi chiedono spesso perché non scappo dalla mia piccola realtà paesana, come mai sono ancora qui, come mai saluto con un bacio i miei genitori prima di andare a dormire. La risposta è univoca, sempre la stessa; qui ed ora. Il tempo prezioso di cui siamo geneticamente o energeticamente dotati non mi verrà restituito. Forse non conoscerò mai abbastanza la mia famiglia, i miei amici, i luoghi più sconfinati della terra. E allora voglio essere felice qui, adesso per quanto sia possibile, cercando di non privarmi mai di quelle cose sane che mi fanno stare bene. Perché stare bene è un privilegio non da tutti.

Quando per un’assurda ironica sciocchezza ci sentiamo tristi, pensiamo almeno per un attimo che stiamo perdendo e sprecando il nostro tempo, un tempo che potremmo impiegare diversamente, ad esempio andando a trovare un amico, abbracciando nostra madre, respirando aria fresca. Pensiamo al qui ed ora.

Buone vacanze a tutti.

La scoreggia è virale.

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Salve. Avete appena aperto il mio blog per leggere questo articolo, ma vi siete chiesti come mai? Sono sicura che lo avete fatto perché nel titolo ho usato la parola scoreggia. Non me ne vogliano gli amanti del bon ton ma grazie a questa parola, molti di voi hanno aperto il post per leggervi il contenuto. Un po’ per curiosità, un po’ perché il titolo vi faceva sorridere o inorridire. Vi argomento subito questo pensiero. Se avessi scritto “che cos’è la viralità”  per esempio, in molti non mi avreste minimamente calcolata.

E la viralità è proprio questo.

Il principio del viral marketing si basa sull’originalità di un’idea: qualcosa che, a causa della sua natura o del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data popolazione. Come un virus, l’idea che può rivelarsi interessante per un utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ad altri e così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio del “passaparola”, la conoscenza dell’idea. (fonte: wikipedia)

I contenuti leggeri, magari divertenti sono di facile presa per gli utenti. Non tutti hanno voglia di leggere tomi teoretici dopo una giornata di lavoro. La voglia di ridere, magari con una stupidaggine, invece, non manca mai. Più una cosa è genuina (come una scoreggia), più sarà facilmente condivisibile.

Niente di troppo prolisso, la scoreggia è veloce e immediata, ad effetto. Una frase, un’immagine accompagnata da un copy originale o un video di 30 secondi sono più adatti ad essere virali.

La viralità si espande tra membri di uno stesso gruppo, persone che condividono interessi simili ne saranno colpiti con più facilità.

Altro fattore da non sottovalutare è l’immedesimazione. L’idea di poterci immedesimare in un determinato contesto favorisce la condivisione di un contenuto. In un’ intervista Mirco Pallera di Ninja Marketing ci dice che i gattini tanto condivisi ricordano un po’ l’aspetto giocoso della nostra infanzia e ne sono l’archetipo.

Ed ora osservate i video che sono divenuti virali nel giro di poco tempo. Sono talvolta geniali, ma spesso ironici, divertenti, anche stupidi.

So che il paragone che ho usato può essere visto come scurrile, molto poco professionale o vergognoso dai più. Non fatevi ingannare da questo, ma meditate piuttosto sulla domanda: perché l’avete letto? E la risposta è tutta racchiusa in quel titolo.